Il cancro nella terra - Il futuro contaminato, di Chiara Bellini

"Non basta bloccare i roghi, la terra va bonificata".

"Il cancro nella terra - Il futuro contaminato", un reportage a cura di Chiara Bellini, prodotto da Francesco Scura.

Nelle strutture sanitarie dell'area tra Caserta e Napoli i ricoveri per tumore e gravi patologie causate da insalubrità di aria, terra ed acqua, sono in continua crescita. Padre Maurizio Patriciello, che da sempre denuncia la drammatica condizione socio-sanitaria che insiste nella Terra dei fuochi, quotidianamente pubblica sul suo profilo Facebook i continui decessi che avvengono nella sua terra.

E nulla sembra cambiare.

La causa è l'assenza dello Stato? Forse, anche se molti privati cittadini, tante associazioni e alcuni (purtroppo non molti) rappresentanti delle istituzioni si battono per arrestare questi fenomeni di abuso ambientale. E loro fanno parte dello Stato. Il problema è che alcuni rappresentanti dello Stato, non solo gli ultimi, e nemmeno i penultimi, si sono tappati gli occhi davanti al traffico illecito di rifiuti che comunque qualche vantaggio economico alle industrie, e agli amici degli industriali, portava, e non hanno mai dato peso a quei "piccoli fenomeni" di abuso, come i roghi tossici, che da sempre siamo abituati a vedere.

Perché i reati che ammorbano la Terra dei fuochi sono: interramenti di rifiuti industriali di ieri e di oggi (troppo onerosi per essere smaltiti legalmente), sversamento di rifiuti delle aziende locali, particolarmente dedite alla contraffazione e quindi "obbligate" a smaltire illegalmente, i roghi, che fanno sparire (quasi totalmente) le tracce dello smaltimento illecito, ma ammorbano terra, aria ed acqua con i loro resti velenosi, e accanto a questi il traffico illecito di rifiuti che arricchisce e rafforza i poteri criminali. Quindi, il problema non è una generica mancanza dello Stato, che è un po' come predicare "Piove, governo ladro", ma la mancanza di una normativa ferrea riguardante i reati ambientali (ad oggi, in Italia, chi viene colto in flagranza di reato viene semplicemente multato) e la mancanza di fondi per permettere alle forze dell'ordine di compiere tutti i controlli del caso (tralasciando le occasioni in cui le autorità di controllo erano colluse con i criminali).

È vero che anche un'adeguata educazione ambientale potrebbe rallentare il degrado nel quale scivoliamo inesorabilmente giorno per giorno, ma nel caso della Terra dei fuochi non sono i piccoli abusi a creare il grosso del problema. In quella terra non serve l'esercito, che ogni tanto qualcuno invoca, ma controlli e bonifiche.
Bonifiche: lavoro, risanamento e riqualificazione, ecco le parole magiche.

Ultimanente siamo stati costretti ad ascoltare un nostro ministro che trovava la causa di questa ecatombe negli stili di vita di chi abita quest'area: fumano troppo, mangiano male, fanno poca ginnastica... non è colpa della diossina o dei reiterati interramenti, no. È che mangiano troppa pizza.

Se si cammina sotto i viadotti delle terre di confine (dove il controllo è ancora più blando), l'aria è irrespirabile, mefitica, la gola inizia a bruciare e gli occhi a lacrimare, anche se i fuochi sono spenti, perché l'aria è talmente satura delle sostanze tossiche che si sprigionano dai roghi, che servirebbe un uragano per spazzare via quella puzza. D'estate, nelle case della Terra dei fuochi, non si possono tenere le finestre aperte, tanto meno l'aria condizionata accesa (per chi ce l'ha), perché le abitazioni diventerebbero delle camere a gas, allora meglio il solo caldo.
Perché poi, con il sole rovente, i fuochi ardono di più e si spengono con maggiore difficoltà.

E mentre da decenni parliamo di Terra dei fuochi riferendoci alle province di Napoli e Caserta, non considerando che ormai questo è un fenomeno che si sta propagando a tutte le Regioni d'Italia, il nostro Governo si appresta a condonare le bonifiche, permettere una gestione dei rifiuti industriali meno rigorosa del passato (ed è tutto dire), favorire le lobby del cemento e dell'acciaio a favore di grandi e inutili opere e aumentare le commesse dei fatidici tanto desiderati F35.

Viva l'Italia, povera patria.


Con la partecipazione di:
Raffaele Semonella (associazione "Voce per Tutti" e C.C.F - Coordinamento Comitati Fuochi)
Vincenzo Viglione (ingegnere)
Don Maurizio Patriciello (Parrocchia "San Paolo Apostolo" di Caivano, Napoli)
Sergio Costa (Corpo Forestale dello Stato)
Antonio Marfella (Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori)

Ideazione e regia: Chiara Bellini
Produzione: Francesco Scura
Fotografia e riprese: Luca Gennari e Francesco Argenziano
Montaggio: Diego Busà
Aiuto regia: Isabella Cirillo

"Ecosin" è un progetto non-profit di etica socio-ambientale a cura di Morgana Production, coordinato da Chiara Bellini e Francesco Scura.

Perma-link: goo.gl/KwiACk ~ Vimeo: vimeo.com/morganalab/ilcancronellaterra


Autori

Chiara Bellini
Filmmaker
www.morganalab.eu



Nota biografica

Chiara Bellini (Pisa, 1973) si è trasferita dalla Versilia a Roma nel 1992, dove si è diplomata in "Regia" presso la scuola professionale “Laboratorio Cinema” nel 1994.
Ha lavorato per diverse società di produzione (Dauphine Film Company, DueA Film, Tortuga Film, Sat 2000, R&C Produzioni, Malika Film, Neofilm, La7, The Blog TV, Cinesud, Blue Communication Consulting e altre) in qualità di sceneggiatrice e autrice, ma ricoprendo anche mansioni più tecniche come la segretaria di edizione e l’aiuto regista.

Dal 2004 è impegnata nella direzione della propria società di produzione audiovisiva, co-producendo con Francesco Scura tutti i lavori di Morgana Production (documentari di creazione, web-film, animazioni, cortometraggi e altri lavori per il settore non-profit).
È autrice di numerosi lavori, in qualità di regista, sceneggiatrice e montatrice. Tra i suoi principali documentari: “Un hazard habanero - Voci da un isola” (2004) sulle avanguardie artistiche a Cuba, “Identità - La vera storia di Juan Piras Peròn” (2008) su una leggenda derivata da una storia di emigrazione italiana, "U.G.M. - Umani Geneticamente Modificati” (in uscita) sulle emergenze di un centenario comprensorio industriale alle porte di Roma, “Gli anni verdi” (in uscita) sulla diossina che irrompe nella vita di tre determinatissimi pensionati, "Malagrotta 1966-2043" (titolo provvisorio, in post-produzione) sull'ineluttabilità della discarica più grande d'Europa, e "Torneranno le lucciole" (titolo provvisorio, in fase di riprese) sui rapporti tra contemporaneità, precarietà e ambiente.

Nel 2011 ha ideato e fondato con Francesco Scura Ecosin, rete etica di informazione socio-ambientale indipendente e non-profit, con la prospettiva e la necessità di mettere a fuoco le esigenze dei singoli territori, ricreando ed amplificando un dialogo tra i movimenti e le istituzioni, e mantenendo viva l’urgenza di una maggiore coscienza ecologica e sociale.
Da sempre impegnata nell’attivismo ambientale è stata tra i fondatori del C.N.S.C - Coordinamento Nazionale dei Siti Contaminati, socia di F.I.M.A. - Federazione Italiana dei Media Ambientali ed associata a Doc/it - Associazione dei Documentaristi Italiani.

Ha collaborato inoltre negli ultimi anni in vari progetti formativi legati all'audiovisivo e al web, principalmente in qualità di coordinatrice artistica, per enti ed istituti pubblici e privati.



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